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Alluvioni e Italia. Un legame (purtroppo) stretto - Energia Media
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Alluvioni e Italia. Un legame (purtroppo) stretto

Alluvioni e Italia. Un legame (purtroppo) stretto

L’alluvione che ha colpito la Sardegna nei giorni scorsi è l’ultimo episodio di una lunga storia che ha come protagonista il nostro Paese.
Una storia che i numeri sanno raccontare nel modo più sintetico ed eloquente, fornendoci un quadro piuttosto preciso della gravità del fenomeno.
Negli ultimi 80 anni le alluvioni in Italia sono state circa 5mila 400 mentre le frane 11mila (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile).
Prendendo in esame il periodo 1960-2013, si scopre che sono state oltre 4mila le persone che hanno perso la vita a causa di un’alluvione o di una frana.
Negli ultimi 3 anni, invece, l’Italia è stata colpita da ben 7 episodi calamitosi.
Ad ottobre, un mese prima della tragedia sarda, nella provincia di Taranto 4 persone hanno perso la vita, travolte da un fiume di acqua e fango.
E non siamo solo di fronte a un problema purtroppo ricorrente, ma anche diffuso. Se, infatti, segnassimo su una mappa del nostro Paese i luoghi colpiti in questi ultimi anni, noteremmo che sono poche le porzioni del territorio nazionale ancora risparmiate da episodi del genere.
Non è casuale se in 6.633 comuni italiani (l’82% del totale) sono presenti aree definite “ad alto rischio idrogeologico”. Guardando, poi, alla sola Sardegna si scopre che l’81% dei comuni presenti sull’isola è potenzialmente esposta a pericolo di frane, alluvioni e smottamenti. Negli ultimi 50 anni, il numero delle vittime di inondazioni sul territorio sardo è stato addirittura il 50% più alto rispetto alla media nazionale (Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica – Irpi).

Ad ogni calamità, le analisi degli esperti insistono su quanto sia importante la prevenzione che, quando si parla di calamità che coinvolgono il territorio, significa essenzialmente progettazione e attuazione di politiche intelligenti, rigorose e lungimiranti. Le basi sono l’approvazione e l’applicazione (ove già ci sono) di regole chiare su come e dove costruire e su come e con che frequenza fare interventi di conservazione e manutenzione e ammodernamento delle infrastrutture.
Una volta arrivato un ciclone della forza di quello che ha colpito la Sardegna (450 millimetri di pioggia in poco più di 12 ore) ogni intervento è tanto tardivo quanto inutile.
I danni provenienti da calamità naturali possono essere prevenuti e minimizzati grazie ad interventi sui letti dei corsi d’acqua, alla realizzazione di infrastrutture idriche efficienti, a piani di urbanizzazione seri, insomma grazie alla cura del territorio. È sufficiente pensare che nel 1956 era urbanizzato solo il 2,8 per cento del suolo italiano. A questa situazione si aggiunge anche un elemento meno controllabile, ma comunque influente, come i cambiamenti climatici globali che da almeno 10-15 anni hanno reso più estremi gli eventi climatici.
Ovviamente più si attende a mettere mano alla situazione più i costi saranno alti. Per dare un ordine di grandezza, è sufficiente pensare che i danni causati da agenti atmosferici ci sono costati tra lo 0,12 e lo 0,16 per cento del PIL.
Come spiega Alessandro Triglia in un’intervista a “l’Espresso”, nel 2008 il ministero dell’Ambiente aveva stimato in 40 milardi di euro l’ammontare degli investimenti necessari per mettere in sicurezza quei centri urbani e territori italiani giudicati a rischio. In 15 anni, invece, ne sono stati spesi solo 4,2, ovvero 300 milioni circa all’anno. Una cifra non sufficiente, ma comunque preferibile ai 30 milioni previsti dall’ultima legge di stabilità.

22 novembre 2013

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