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Certificati bianchi: evoluzione del sistema e criticità - Energia Media
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Certificati bianchi: evoluzione del sistema e criticità

Certificati bianchi: evoluzione del sistema e criticità

Con il rapporto 309/2015/I/efr, pubblicato lo scorso 30 giugno, la AEEGSI analizza l’evoluzione del meccanismo dei titoli di efficienza energetica (o TEE o certificati bianchi) che certificano i risparmi energetici addizionali conseguiti e vengono scambiati in apposito mercato, dove il valore economico dell’incentivo dipende dall’incontro tra la domanda e l’offerta.

Stando ai dati pubblicati dal GSE, nel 2014 sono stati emessi 7,5 milioni di TEE (l’82% dei quali da RVC a consuntivo), ovvero più 23% rispetto al 2013, per un totale di circa 31,2 milioni di TEE emessi fino ad oggi.
Questi dati dimostrano per l’Autorità “la maturità raggiunta dal meccanismo” definito “strumento incentivante imprescindibile nell’ambito dei settori industriale e del terziario medio-grande”, che troverà sempre maggiore diffusione considerati gli obblighi imposti dal D.Lgs n. 102/2014.

Per contro, la diminuzione delle RVC-Standard e RVC-Analitiche sarebbe ascrivibile al sopravvenire del divieto di cumulo con altre incentivazioni e a schede tecniche sempre più puntuali e complete, tali da rendere opportuno, per l’Autorità, non definire nuove schede ma lasciare spazio alle valutazioni a consuntivo, ritenute preferibili perché “nel certificare i risparmi effettivamente ottenuti, limita fortemente il rischio di incentivazione di risparmi energetici calcolati forfettariamente”.

Quanto ai protagonisti del sistema – circa 4.500 operatori accreditati di cui solo il 22% è attivo – l’Autorità riconosce l’importanza “propulsiva” di realtà anche piccole che “sono riuscite, grazie alle proprie competenze e alla specializzazione, a diffondere la cultura del risparmio energetico e a offrire a clienti medio – piccoli (tipicamente in ambito civile) la possibilità di realizzare interventi di efficienza energetica che, altrimenti, non sarebbero stati realizzati”. “Uno degli aspetti innovativi e vincenti del meccanismo” continua l’Autorità “è stato proprio il poter essere utilizzato (e sviluppato) da soggetti di dimensioni e interessi molto differenti tra loro”, pertanto, pur plaudendo l’introduzione degli obblighi di certificazione per gli operatori, auspica che tale aspetto sia preservato.

Sulle prospettive del meccanismo, l’Autorità non ha mancato di sottolineare l’elevata percentuale di controlli condotti dal GSE e conclusisi con esito negativo. In un panorama positivo è la stessa Autorità a rivelare l’aspetto “patologico” del sistema che, a parere di chi scrive, dipende dall’elevato numero di disposizioni non correttamente coordinate.

Oggi, infatti, la ESCo, anche ove non realizzi l’intervento, risponde della sua corretta preparazione, esecuzione, e valutazione, della sua conformità tecnica, della veridicità e completezza delle informazioni e dei dati forniti; inoltre deve garantire: l’assenza di ulteriori incentivi, il possesso di documentazione (non precisamente definita), l’accessibilità al sito per eventuali controlli.

Non vi è dubbio che una simile allocazione di responsabilità sia insostenibile, a pena, in futuro, di una contrazione dei progetti – anche di minore rilievo, appannaggio di quei soggetti che l’Autorità considera elemento determinante del mercato – per il timore di incorrere nelle molteplici (gravose) sanzioni.

È quindi opportuno un aggiornamento del sistema e ciò anche perché l’indeterminabilità delle conseguenze (annullamento parziale o annullamento totale della RVC, sanzioni inibitorie ecc.) di una segnalazione finalizzata a correggere gli errori compiuti nel valorizzare un intervento inducono oggi il soggetto che se ne avveda a non denunciarli.

 

8 luglio 2015

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Anna Maria Desirà

Avvocato, Associate Partner Studio Legale Rödl & Partner