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Cyber security. I big data dell'energia - Energia Media
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Cyber security. I big data dell’energia

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Cyber security. I big data dell’energia

Ogni anno gli attacchi informatici hanno un costo di 400 miliardi circa, cifra che supera il PIL prodotto da 160 del 196 Paesi che compongono il mondo. Si prevede che il settore della cyber security nel 2020 toccherà i 175 miliardi di dollari, contro i 3,5 miliardi del 2000. Le ragioni della rapida crescita del settore della cyber security e di conseguenza della necessità di proteggere le infrastrutture possono essere facilmente identificate a partire dagli episodi di attacchi informatici occorsi nell’ultimo lustro.

Citando solo i casi più clamorosi si ricorda che il 15 agosto 2012 un gruppo di hacker che assaltò i sistemi della Saudi Aramco, la più grande azienda petrolifera del mondo (con un capitale di 2 trilioni di dollari, tre volte superiore a quello della Apple e sette volte quello della Exxon Mobile). Per debellare il virus, noto come Shamoon, che si è diffuso in modo fulmineo all’interno dei computer aziendali dislocati in tutto il mondo, sono stati necessari 15 giorni di lavoro e una task force tra USA, Russia e Israele ed è costato la sostituzione di 30.000 computer. Considerato che la compagnia costituisce circa il 90% delle entrate saudite, che le aggressioni arrivarono quasi a distruggere il sistema di produzione mettendo in crisi gli impianti di trivellazione e che il virus è entrato nel sistema attraverso una chiavetta usb infilata in un computer, è possibile affermare che la sicurezza informatica sia un tema molto sensibile al quale va attribuito un giusto peso. Nell’aprile del 2013 invece alcuni hacker penetrarono l’account Twitter della Associated Press, una tra le più grandi agenzie di informazione al mondo, diffondendo la notizia falsa di due esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento di Obama. La notizia fu data all’1.02 e i riflessi sull’economia non si fecero attendere. Tra l’1.08 e l’1.10 infatti la Borsa di New York perse 150 punti, svalutando il mercato di 136 milioni di dollari. In quel caso fortunatamente i danni furono contenuti in breve tempo. Infine nell’ottobre 2016 ha reso inaccessibili centinaia di siti web statunitensi. A fronte di queste evidenze non possiamo che considerare il fatto che non c’è nulla che in rete non possa essere violato. Qualsiasi sia l’oggetto in questione automobili, attrezzature agricole, orologi, frigoriferi, sistemi di allarme, contatori domestici, router casalinghi o apparecchi elettromedicali (ad esempio i pacemaker) questo è passibile di attacco o violazione. Nei prossimi anni l’aumento degli oggetti connessi alla rete non sarà dovuto solamente all’avanzamento tecnologico, ma anche all’impatto positivo che queste tecnologie interconnesse avranno sulle nostre economie.
 
Secondo quanto previsto da un rapporto McKinsey, che prende in esame il potenziale di risparmio sui costi operativi grazie a strumenti connessi in rete, entro il 2015 il riflesso economico delle applicazioni IoT oscillerà tra i 900 miliardi e i 2,3 trilioni di dollari all’anno solo nel settore manifatturiero. Lo studio ha inoltre evidenziato come tecnologie avanzate possano essere applicate anche da pubbliche amministrazioni nella gestione di servizi idrici, di riscaldamento o dei rifiuti, portando una riduzione degli sprechi tra il 10 e il 20% all’anno. Le potenzialità offerte dall’Internet of Things sono davvero molto attraenti, sia sotto il profilo dei risparmi economici sia per il miglioramento sensibile della qualità del lavoro e della vita. Ma siamo sicuri di essere pronti a proteggere adeguatamente ciascuno di questi varchi? I governi di tutti Paesi sono preparati a difendere le loro infrastrutture critiche e la privacy dei cittadini? Nel ventunesimo secolo gli attacchi informatici possono essere considerati la nuova frontiera dei conflitti, una nuova modalità più rapida e sottile di mettere in difficoltà economie e popolazioni.
 
Anche Acquirente Unico, società pubblica interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici, ha considerato con estrema attenzione il tema della sicurezza informatica. In particolare la gestione della banca dati dei punti di prelievo per la rete elettrica e del gas viene gestita attraverso il SII – Sistema Informativo Integrato. Lo stesso sistema amministra l’anagrafica relativa a tutti i clienti, i relativi consumi e i flussi informativi. La mole dei dati è significativa, si tratta di 60 milioni di clienti, 250 imprese di distribuzione e oltre 500 venditori, per un totale di 2.000 operatori. Fondamentale nel processo di gestione dei dati sopra citati è la tracciabilità delle operazioni e delle informazioni, unitamente alla garanzia della privacy e della riservatezza. Ciascuna azione o dato viene custodito e conservato al fine di garantire la trasparenza di tutte le azioni intraprese. La sfida alla quale gli operatori del settore energetico sono chiamati in questo momento è la condivisione di flussi e standard di sicurezza; soltanto così potrà essere garantita una sicurezza diffusa e unificata. In tal senso è di particolare rilevanza l’approvazione della direttiva europea NIS – Network Information Security – il primo insieme di norme sulla sicurezza informatica.

Tutti i governi sono chiamati in questo momento a garantire due valori fondamentali: libertà e sicurezza. E la sfida è tutt’altro che semplice. La libertà senza sicurezza è fragile, ma la sicurezza senza libertà è oppressiva.

 

Il presente contributo è un estratto dal Paper 13/2017 – Cyber Security Energia. 

Clicca qui per sfogliare e scaricare il Paper completo

 

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Andrea Pèruzy

Presidente e Amministratore Delegato Acquirente Unico