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Diagnosi energetica obbligatoria: buona la risposta delle imprese italiane - Energia Media
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Diagnosi energetica obbligatoria: buona la risposta delle imprese italiane

Diagnosi energetica obbligatoria: buona la risposta delle imprese italiane

Diagnosi energetica obbligatoria: qual è stata la risposta delle imprese italiane? Di quali strumenti normativi dispongono le aziende per efficientare processi e abbattere i consumi? Approfondiamo il tema con Mauro Scarpaccio Responsabile Partnership di CertiNergia.

Tra i temi all’ordine del giorno negli ultimi mesi c’è stata la Diagnosi Energetica obbligatoria per le grandi imprese e per le imprese energivore. Qual è stata, secondo l’esperienza di CertiNergia, la reazione e la risposta delle aziende?
Dall’esperienza di CertiNergia, in Italia le aziende possono essere distinte in tre tipologie di impresa: virtuose, prudenti e ritardatarie.
Possono essere definite virtuose tutte quelle imprese che ancora prima della pubblicazione del D.to Lgs 102/2014 e dai primi mesi dell’anno o in chiusura del 2014 hanno iniziato a selezionare le società o i professionisti competenti per l’audit energetico.
Il gruppo più popolato è quello delle imprese prudenti, tra queste le grandi imprese per le quali si è dovuto attendere la pubblicazione delle linee guida di interpretazione all’articolo 7 e 8 del decreto 102/2014.
Infatti le imprese energivore, ovvero quelle a forte consumo di energia, sono imprese iscritte nell’elenco annuale istituito presso la Cassa Conguaglio per il settore elettrico ai sensi del decreto interministeriale 5 aprile 2013 mentre per le categorie di imprese catalogabili come grandi imprese si sono generati dubbi sulla corretta procedura da seguire.
Le linee guida del mese di maggio 2015 hanno sciolto tutte le incertezze, e tra giugno e settembre 2015 è arrivato il numero più consistente di richieste di audit.
Del terzo e ultimo gruppo, il più esiguo dei tre, fanno parte le aziende ritardatarie, quelle cioè che hanno presentato domanda di audit energetico a ridosso e immediatamente a valle della deadline definita nel decreto. CertiNergia, da parte sua, ha assolto i suoi compiti, cioè quelli di consegnare tramite il portale Enea le diagnosi energetiche entro i termini prescritti dalla legge, e per la campagna audit nell’ambito del D.to Lgs 102/2014 ha contrattualizzato circa 90 clienti per 180 siti industriali dislocati su tutto il territorio nazionale e appartenenti a differenti settori industriali.

Il Gruppo CertiNergy, oggi Effy Group, ha origine in Francia nel 2008 e si sviluppa rapidamente in Europa, per questa ragione avete una visione d’insieme piuttosto ampia. Come si posiziona l’Italia relativamente al tema dell’Efficienza Energetica rispetto al resto d’Europa? Siamo davvero tra i Paesi con la legislazione più ostacolante?
Il Gruppo è nato come CertiNergy in Francia per poi ampliarsi in Italia, Inghilterra e recentemente in Polonia seguendo la logica degli incentivi attraverso i Certificati Bianchi. In Europa laddove c’era un meccanismo premiante, lì si è sviluppata CertiNergy. Per quanto riguarda il tema dell’efficienza energetica e più specificatamente della diagnosi energetica, l’Italia ha recepito la direttiva 2012/27/UE in maniera più restrittiva rispetto al resto dell’Unione europea. Infatti, oltre a rendere obbligatoria la diagnosi alle sole imprese energivore, l’ha imposta anche alle grandi imprese. Questo elemento di distinzione evidenzia la volontà del nostro Paese di rendere le sue imprese non solo efficienti ma anche più competitive a livello globale.
Tuttavia abbiamo constatato che il decreto 102/2014 di recepimento della direttiva aveva passaggi non chiari e questo ha comportato un certo ritardo nell’effettuare l’audit da parte di talune grandi imprese.

Le aziende italiane, rispetto a quelle europee sono più o meno sensibili? Le tipologie di intervento sono uniformi in tutta Europa oppure differiscono a seconda della nazione?
Per quanto riguarda la sensibilità delle imprese italiane abbiamo riscontrato che ci sono stati alcuni soggetti che hanno recepito l’obbligatorietà della diagnosi esclusivamente come un onere, limitato alla necessità di consegnare il report all’Enea entro i termini stabiliti dalla legge. Questi soggetti pur essendosi rivolti a professionisti per ottemperare all’obbligo non hanno fatto dell’efficientamento energetico una leva strategica, e nella maggioranza dei casi nella scelta dei consulenti per redigere la diagnosi -conformemente alla norma UNI EN16247- hanno fatto prevalere il criterio del prezzo, scegliendo collaboratori più economici ma anche meno efficaci nell’individuare interventi funzionali all’aumento della competitività della propria impresa. Per quello che concerne invece la tipologia di interventi effettuati, al momento non abbiamo i dati relativi a tutti i Paesi europei, ma conosciamo solamente quanto accaduto e accade in Italia. Questo perché all’interno dell’Unione i termini di recepimento della direttiva europea sono differenziati, in Francia ad esempio il termine è fissato per giugno 2016.

I vostri settori di intervento spaziano dagli uffici al residenziale, passando per il settore farmaceutico, l’alimentare, la cosmetica e molti altri. Tra questi quali sono quelli che più hanno bisogno di fare efficienza? I più bisognosi corrispondono anche ai più sensibili?
Gli ambiti nei quali opera il Gruppo sono i settori industriale, terziario e residenziale. Il lavoro si concentra in percentuali maggiori sui settori industriale e terziario, meno sul residenziale nel quale operano non tanto le logiche dei certificati bianchi quanto i meccanismi di detrazione fiscale.
Relativamente al settore terziario, registriamo una forte attenzione al miglioramento delle tecnologie per il riscaldamento e il raffrescamento dell’aria. Nel settore industriale abbiamo riscontrato una predominanza dei consumi del vettore elettrico rispetto al vettore gas e acqua; tra gli interventi effettuati e che generano maggior risparmio il recupero del calore, inverterizzazione, illuminazione, aria compressa.
In ogni caso è fondamentale trasmettere l’importanza degli interventi all’interno delle realtà auditate in quanto, se questi vengono correttamente implementati, generano risparmi oltre il 10% rispetto ai costi sostenuti nella situazione ex ante.

Tra le attività di CertiNergia c’è anche un servizio di analisi per l’ottenimento dei Certificati Bianchi. Quante sono le aziende che colgono l’opportunità di accedere agli incentivi economici? Chi non lo fa è perché non è titolato o perché non conosce a fondo il tema, magari perché all’interno dell’azienda manca una figura preposta e competente?
La valorizzazione degli interventi di efficienza energetica attraverso il meccanismo dei certificati bianchi è stato il core business di CertiNergia. Oggi, le esigenze del mercato hanno portato il Gruppo ad ampliare la propria offerta di servizi, che include: l’Energy Performace Contract- EPC, l’Energy Data Analytics – E.D.A. (inclusa la strumentazione), l’accompagnamento alla certificazione ISO 50001, la due diligence, l’audit energetico, la consulenza in generale e la formazione.
Tornando ai certificati bianchi, non tutti conoscono le opportunità legate al loro utilizzo. Spesso, infatti, abbiamo a che fare con manager dirigenti e imprese sorpresi di non aver colto l’opportunità di valorizzare investimenti fatti, che hanno portato anche saving energetici, attraverso l’accesso al meccanismo dei certificati bianchi. Casi come questi sono occasioni perse, per questo siamo consapevoli di quanto sia importante creare cultura e consapevolezza cercando di attrarre l’attenzione del mondo delle imprese, del terziario, in modo che il maggior numero di soggetti sia cosciente e consapevole delle opzioni per migliorare i propri rendimenti.
Il meccanismo dei Certificati Bianchi non è immediato e questo è sicuramente un ostacolo. All’interno delle aziende, infatti, cerchiamo sempre di raggiungere, in qualità di principali interlocutori i CEO, gli amministratori delegati o i direttori generali, perché siamo convinti che l’introduzione dell’efficientamento energetico debba essere una spinta top-down e che ci debba essere una condivisione di intenti tra l’area tecnica e quella strategica.

Fino a questo momento l’attenzione si è concentrata sulle attività di efficientamento per le grandi aziende. Come credete che reagirebbero quelle piccole e medie se fossero stimolate e sollecitate a ottimizzare i propri consumi?
Ci auspichiamo che le piccole e medie imprese si avvicinino sempre di più al tema dell’efficienza energetica. Per questa ragione attendiamo che diventi operativo il fondo interministeriale voluto dal MISE, dal ministero dell’Ambiente e dalle singole regioni per finanziare in conto capitale le PMI che dovessero fare audit energetici o adottare SGE, certificazione ISO 50001.
Attualmente delle 21 regioni italiane solo 14 si sono viste approvare i propri piani regionali (vedi tabella). I fondi sono ad esaurimento, quindi chi prima arriva prima si assicura le risorse economiche. Auspichiamo che per il mese di giugno questi fondi siano resi esigibili alle piccole e medie imprese in quanto siamo convinti che questa sia un’opportunità per fare efficienza.

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27 maggio 2016

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Marta Mazzanti