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Il cloud computing: un driver d’innovazione per il settore pubblico - Energia Media
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Il cloud computing: un driver d’innovazione per il settore pubblico

Il cloud computing: un driver d’innovazione per il settore pubblico

Sempre più spesso si sente parlare di dispositivi e di tecnologie cloud. Ma cosa si intende esattamente per cloud computing e qual è il quadro giuridico di riferimento?

Con il termine cloud computing, così detta “nuvola informatica”, ci si riferisce ad un insieme di tecnologie e di modalità di fruizione di servizi informatici che favoriscono l’utilizzo e l’erogazione di software, la possibilità di conservare grandi quantità di informazioni via internet

Vista l’assenza intrinseca di vincoli geografici per la tecnologia informatica, può già comprendersi come la nuvola informatica potrebbe portare il mercato unico digitale ad una crescita esponenziale. I potenziali vantaggi di tale tecnologia sono enormi, soprattutto per il settore pubblico che potrebbe conseguire, attraverso l’uso del cloud, un ammodernamento delle proprie infrastrutture e dei servizi ICT erogati con notevole risparmio sui costi relativi alle infrastrutture fisiche, una migliore gestione e una razionalizzazione dei propri data center.

Tuttavia, il quadro normativo sul cloud computing è ancora incerto e piuttosto frammentato. A livello comunitario, il cloud computing trova il principale riferimento normativo nella Comunicazione della Commissione europea n. 529 del 27 settembre 2012.

Tale provvedimento, intitolato “Sfruttare il potenziale del cloud computing in Europa”, ha individuato la necessità di agevolare il relativo processo di adozione in Europa, chiamando le autorità pubbliche a promuoverne lo sviluppo, anche attraverso gli appalti pubblici e l’istituzione di un “Partenariato europeo per il cloud computing”.

L’ostacolo principale allo sviluppo della “nuvola informatica” e della relativa normativa va individuato nella protezione dei dati, che, come si legge nella Comunicazione della Commissione europea cit., costituisce uno degli “aspetti che destano maggiori preoccupazioni e che potrebbero precludere l’adozione del cloud computing”.Proprio allo scopo di superare tale criticità, la Commissione europea ha emanato una proposta di Regolamento generale sulla protezione dei dati (COM(2012) 11) del 25 gennaio 2012.

Il Regolamento europeo, la cui pubblicazione è prevista per i prossimi mesi, dovrebbe introdurre, tra le altre, misure volte a rendere meno rischioso l’utilizzo del cloud, garantendo maggiore trasparenza e controllo agli interessati, estendendo ad esempio l’obbligo notifica delle violazioni di sicurezza relative ai dati personali a tutti i titolari del trattamento e creando regimi di certificazione e tutele per il trasferimento dei dati, anche al di fuori dell’UE.

L’auspicio è quello che l’atteso Regolamento europeo contribuisca a costruire un quadro di regole chiaro, volto a garantire una maggior sicurezza e protezione dei dati.

Nel frattempo, il nostro Paese vede l’Agenzia per l’Italia Digitale (c.d. “AgID”) fortemente impegnata nello sviluppo del cloud computing, cui ha dedicato le Linee Guida del 24 maggio 2012 e le Raccomandazioni del 28 giugno 2012.

L’AgID partecipa inoltre a gruppi di lavoro e a progetti di ricerca orientati a sviluppare gli standard a livello europeo nel settore. Tra questi, “Coco Cloud” (acronimo per “Confidential e Compliant Clouds”) un progetto europeo teso a verificare la conformità alla normativa per la condivisione dei dati, sulla base di appositi accordi di condivisione. Di recente, l’AgID, in collaborazione con la CONSIP, quale centrale acquisti nazionale, ha avviato delle procedure finalizzate all’espletamento di gare per l’affidamento di servizi cloudnella Pubblica Amministrazione.

 

27 maggio 2015

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Elena Urbani

Dottoressa presso lo Studio Legale Rödl & Partner