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Il commercio globale di alimenti aiuta a risparmiare risorse idriche - Energia Media
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Il commercio globale di alimenti aiuta a risparmiare risorse idriche

Il commercio globale di alimenti aiuta a risparmiare risorse idriche

Il commercio internazionale di alimenti ha generato in un anno un risparmio di acqua dolce pari a 2,4 miliardi di dollari, con un conseguente e positivo impatto su quelle zone dove il prezioso liquido scarseggia.

Ad affermarlo sono i ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research all’interno del recente studio Valuing the impact of trade on local blue water pubblicato per la rivista scientifica “Ecological Economics”.

Ma come il commercio globale di colture alimentari può influire positivamente sull’uso di risorse idriche? I ricercatori tedeschi hanno concentrato la loro attenzione sulla quantità d’acqua che virtualmente è stata utilizzata per far crescere una determinata coltura. Una quantità che, sottolineano, varia notevolmente a seconda del luogo di produzione. Per esempio, servono ben 2.700 litri d’acqua per produrre un chilo di cereali in Marocco mentre, in Germania, per la stessa quantità di prodotto, ne sono necessari poco più di 500. Lo stesso potrebbe dirsi pensando a un chilo di manzo prodotto negli Stati Uniti e a uno in Africa.

Dunque, nel momento dell’adozione di questa o quella politica per giungere a un consumo sostenibile e a un utilizzo razionale delle risorse (di cibo e di acqua) bisognerebbe tenere in considerazione che a incidere non è solo la quantità, ma anche il luogo d’origine dell’acqua.

Un elemento, quest’ultimo, piuttosto rilevante specie se si considera che il 70% del nostro consumo di acqua dolce a livello mondiale è legato all’uso in agricoltura.

Quindi, certe zone sottoposte a stress idrico o a cronica scarsità come il Medio Oriente, l’Egitto o alcune parti dell’India e del Pakistan potrebbero risparmiare acqua – e destinarla ad altri usi – importando determinate colture. Analogo discorso è valido anche per zone dell’Europa meridionale che, pur povere d’acqua, continuano a puntare su un’agricoltura intensiva nell’ottica dell’esportazione.

La ricerca del Potsdam Institute si è basata sulla combinazione di simulazioni biofisiche del contenuto d’acqua virtuale necessario per la produzione agricola con simulazioni agro-economiche di sfruttamento del suolo e dell’acqua. Grazie a questo metodo, si sono determinati gli impatti positivi e negativi sulla carenza idrica del commercio di colture alimentari in tutto il mondo. Lo studio ha preso come anno campione il 2005.

Acqua, cibo, energia e scelte di consumo. I nessi sono molteplici e le soluzioni non sempre univoche o assolute. Lo studio tedesco porta ancora una volta a riflettere sul concetto di “food mile” (la distanza che il cibo ha percorso dal campo alla nostra tavola) e di “prodotto locale” come unici criteri e indicatori di una scelta di consumo sostenibile.

25 marzo 2014

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Alessandro Seregni