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Il nuovo ENEA - Energia Media
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Il nuovo ENEA

Il nuovo ENEA

L’articolo di Giuseppe Bianchi sulla recente riforma dell’ENEA – che ne ha consentito l’uscita da un lungo commissariamento – vuole essere un primo contributo a un dibattito sulle strategie e gli interventi per un rilancio della ricerca industriale italiana a supporto delle imprese, con particolare riferimento alle PMI.

Con la nuova legge il vecchio Enea “Ente Nazionale Energia e Ambiente” è stato trasformato in Agenzia di “diritto pubblico finalizzato alla ricerca e all’innovazione tecnologica, nonché alla prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile”.
È stato inoltre modificato e reso più essenziale il nuovo sistema di “Governance”, più adatto ai nuovi compiti, costituito dal Presidente che dirigerà direttamente l’ENEA, oltre ad esserne il legale rappresentante e da un Consiglio di Amministrazione è formato da soli tre componenti, compreso il Presidente.
Come appare evidente dal testo della legge, oltre alla conferma del tradizionale compito della ricerca nei settori della produzione e consumo dell’energia e della difesa dell’ambiente, la principale novità introdotta è rappresentata dalla netta esplicitazione del ruolo relativo alla prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini per uno sviluppo economico sostenibile. Più in dettaglio compito essenziale della nuova Agenzia, anche incrementando le collaborazioni internazionali, è lo sviluppo dell’innovazione tecnologica di prodotto e di processo del sistema produttivo nazionale, oramai quasi completamente rappresentato dalle PMI, che ovviamente sono carenti sul piano dell’innovazione tecnologica. Molti sono i settori nei quali dovrà operare il nuovo Enea: l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato, la creazione di un trasporto pubblico efficace e conveniente, la difesa, soprattutto preventiva, del territorio per eventi metereologici estremi ormai molto frequenti, la valorizzazione e protezione dell’agroalimentare italiano, la protezione sismica, la cura dei beni culturali e infine la diffusione della chimica verde e dell’innovazione delle materie prime strategiche.
Lo svolgimento dell’attività sopra descritta non può limitarsi a uno sviluppo tecnologico autonomo da mettere a disposizione dei potenziali utenti, né basta rendere facilmente disponibili le conoscenze già sviluppate, e i programmi in corso per il loro conseguimento.

Le azioni da svolgere

È necessario ideare e realizzare una collaborazione istituzionale tra creatori e utilizzatori delle conoscenze, serve cioè un ruolo pubblico attivo teso a individuare realisticamente le esigenze delle imprese, della pubblica amministrazione e più in generale dei cittadini e su questa base creare un’efficace capacità di creare l’individuazione e il trasferimento di tutte le conoscenze che sono necessarie allo sviluppo economico oltre che dell’ambiente e della salute pubblica del sistema nazionale nel suo complesso.

Su questa impostazione, che assegna un ruolo prioritario al sostegno dello sviluppo tecnologico delle imprese, il giudizio sulla nuova legge, esplicitamente denunciato da parte dei sindacati e organizzazioni dei ricercatori, è stato nettamente contrario. È stata espresso il parere  favorevole invece a una ideologia tesa a premiare essenzialmente la “libertà della ricerca” come essenziale strumento del progresso civile a livello mondiale. Questa affermazione è certamente corretta, ma sarebbe un errore non considerare il nuovo ruolo dell’Enea aggiuntivo e non sostitutivo della liberà della ricerca. Ci sono d’altra parte altre istituzioni in Italia (Università, CNR, altre strutture) dove la ricerca libera è non solo possibile ma assolutamente auspicabile perché l’evoluzione della scienza e i suoi effetti positivi sulla comunità umana sono sempre più evidenti.

Inoltre l’iniziativa varata dal Parlamento italiano per una modifica sostanziale del ruolo del nuovo Enea deve essere approvata senza riserve anche tenendo conto dello stato di crisi economica acuta dell’Italia con i riflessi pesanti per l’occupazione soprattutto giovanile. Favorire la ripresa, finalizzando la ricerca in modo sempre più diretto a tale scopo, appare non solo ragionevole in sé ma addirittura indispensabile considerando soprattutto i tempi stretti che la situazione impone. Infatti l’evoluzione sempre più coinvolgente del mercato mondiale rischia per motivi ovvi di emarginare comunque il ruolo e l’economia del nostro Paese. Da una parte il calo della domanda interna di beni e servizi, e dall’altra l’importazione di prodotti spesso scadenti ma a prezzi molto bassi, determina la caduta dei consumi nazionali con il connesso calo della produzione industriale e dell’occupazione. Il rimedio per modificare questa grave congiuntura consiste nel lancio di un robusto piano di ricerca industriale per produrre prodotti e servizi nuovi a prezzi bassi. Ciò è soprattutto necessario per evitare contestualmente soprattutto la disoccupazione giovanile e la fuga dei nostri giovani cervelli verso Paesi economicamente e politicamente messi meglio dell’Italia. Sulla base delle considerazioni esposte sarebbe quindi opportuno accogliere subito e di buon grado la novità del cambiamento di ruolo dell’Enea e porre subito mano all’elaborazione di un’iniziativa che traduca in risultati concreti le indicazioni strategiche e programmatiche contenute nella legge.
Sul piano degli obiettivi programmatici prioritarie dovrebbero essere le seguenti esigenze chiave:
– Sostenere l’esportazione di beni e servizi tecnologicamente avanzati
– Razionalizzare i consumi interni evitando gli sprechi soprattutto di energia
– Prevenire gli effetti dei dissesti territoriali legati al cambiamento del clima
– Proteggere la produzione tipica nazionale soprattutto nell’agricoltura
– Attivare una estesa collaborazione con altri Paesi anche nel settore della ricerca

Conclusioni

La traduzione di questi obiettivi in risultati concreti è legata a due essenziali condizioni:
1. Verifica della capacità sul piano delle conoscenze scientifiche, tecnologiche e gestionali dell’attuale struttura della nuova Agenzia. Non si intende con tale affermazione mettere in dubbio la preparazione dei singoli ricercatori, capaci di ideare e ottenere finanziamenti anche dall’estero su ambiziosi progetti di ricerca, ma di considerare realisticamente il fatto che la “Nuova Agenzia” si basa su un organismo ormai invecchiato: l’età media dei dipendenti supera i 50 anni e i ricercatori più esperti superano ormai i 60 anni. È necessaria quindi una consistente assunzione di giovani (evitando così la tanto lamentata “fuga dei cervelli”). Inoltre la numerosità dei centri di ricerca dell’Enea, dispersi sul territorio nazionale, se da un lato può risultare un punto di forza rispetto ai nuovi compiti assegnati, dall’altro pone esigenze gestionali che devono essere anch’esse adeguatamente rinnovate. La nuova eccellente legge, per rimanere tale anche nei fatti, richiede quindi un riesame del finanziamento dell’Ente.
2. Le iniziative da attuare in rapporto agli obiettivi indicati e che sono implicite nel contenuto della legge, richiedono un modello operativo sostanzialmente nuovo. È necessario un ruolo attivo dello Stato e delle amministrazioni locali per una collaborazione istituzionalizzata con le varie associazioni imprenditoriali per la scelta dei progetti prioritari da varare e la conseguente ripartizione degli investimenti necessari. La nuova Agenzia deve rappresentare lo strumento operativo per rendere efficace il nuovo modello di intervento per rilanciare la ripresa economica e la sicurezza ambientale del Paese.Un capitolo da considerare, come ulteriore potenziale ruolo dell’Enea, è la “certificazione” del rispetto delle norme che verranno eventualmente decise dal Governo sulle tematiche programmatiche indicate.

Leggi e scarica l’articolo

 

17 maggio 2016

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Giuseppe Bianchi

È stato Direttore di Dipartimento presso l‘ENEA (Nucleare e Energie rin- novabili), Direttore Generale per le Fonti di Energia del Ministero dell’Industria, Consigliere in vari periodi dei Ministri del Bilancio e dell’Ambiente, membro dei Cda di ENI; ENEL; ENEA e del Governing Board dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Docente a contratto di Economia e tecnologie delle fonti di energia alle Università di L’Aquila e della Sapienza, ha diretto la Rivista “Energia e Materie Prime- Nuove tecnologie”. È stato Direttore del- l’Unità Programmazione strategica del CNR. Per l’Autorità dell’Energia ha contribuito ai alla elaborazione dei Piani Triennali per la Ricerca sul Sistema elettrico nazionale e la gestione degli Accordi di Programma tra il MiSE e CESI Ricerca, Enea e CNR. È stato Presidente del Comitato Nazionale Ecolabel ed Ecoaudit e Chairman del Forum europeo degli Organismi di Accreditamento dei Verificatori ambientali EMAS per la certificazione della qualità am- bientale della gestione delle imprese e del territorio.