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La cyber security nella convergenza di reti e tecnologie
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La cyber security nella convergenza di reti e tecnologie


La cyber security nella convergenza di reti e tecnologie


Con l’adozione del Piano Strategico Italiano per la Banda Ultralarga per la prima volta un governo si assume la responsabilità di adottare una visione di lungo periodo dello sviluppo delle reti di telecomunicazioni.

Un tema che dalla privatizzazione di Telecom Italia, avvenuta ormai qualche decina d’anni fa, non è stato quasi più toccato anche per ragioni economico-politiche. Oggi ci sono le condizioni per intervenire in vista di un futuro ormai prossimo inevitabilmente legato allo sviluppo e alla diffusione della fibra ottica. Questo significherà poter disporre di punti di approdo ad infrastrutture fisiche – non lontane fra loro – che garantiscano grandi capacità di trasporto di byte, incluso l’utilizzo sempre più massiccio di dispositivi mobili. Ciò implica la sostituzione della struttura esistente in rame con una in fibra ottica, un materiale che – per caratteristiche fisiche – ha capacità di trasporto migliaia di volte superiori rispetto al rame. Ma alla realizzazione di questo piano si frappone più di un ostacolo. Anni fa, quando si è proceduto alla privatizzazione delle reti di telecomunicazioni fu ceduta anche la proprietà della rete infrastrutturale (a differenza di quanto è stato adottato in altri settori come ad esempio l’energia e il gas, attraverso politiche di unbundling e di separazione della rete rispetto al servizio). Una scelta scellerata che purtroppo pesa sull’attualità, con un soggetto totalmente privato, solo nominalmente italiano, come interlocutore infrastrutturale. L’infrastruttura che costituisce la nervatura essenziale su cui viaggiano prevalentemente le informazioni – anche le più sensibili – è riconducibile quasi esclusivamente ad investitori esteri, nel caso francesi, in possesso della maggioranza delle azioni. In questo contesto il governo si trova ad operare per porre rimedio a un cronico deficit di dotazione infrastrutturale. Il documento della Strategia Italiana è dunque un tentativo di riportare l’infrastruttura italiana a una condizione paragonabile a quella che sta accadendo nel resto del mondo. Una situazione che necessita interventi rapidi se non vogliamo compromettere la competitività del sistema Paese. Se le nostre imprese non avranno l’opportunità di utilizzare delle infrastrutture sempre più performanti, il rischio di essere lasciate ai margini del mercato e dei grandi business è concreto.

È pertanto indispensabile garantire un punto di prossimità dell’infrastruttura fisica il più vicino possibile al suo utilizzatore. L’infrastruttura di cui si parla è quella di accesso, ovvero le ultime diramazioni rispetto al backbone che oggi è già in fibra ottica. L’Unione europea considera il settore delle telecomunicazioni come ormai privatizzato e quindi qualsiasi intervento dello Stato in questo comparto dovrà risultare compatibile con le regole del Trattato di non alterazione del mercato (aiuti di Stato). Questo complica ogni tentativo di politica industriale pubblica in questo settore.

Da qui due riflessioni finali.

La prima: altri Paesi hanno una infrastruttura per la TV via cavo che costituisce un’alternativa infrastrutturale importante al rame delle TLC, ma non in Italia ove si sono adottate politiche che non consentono un’altra via rispetto a quella segnata dall’infrastruttura esistente di rame.

La seconda riguarda le privatizzazioni. Se osserviamo alcuni importanti Stati membri Ue a noi vicini, notiamo che il pubblico è rimasto azionista in settori strategici come quello delle infrastrutture di telecomunicazione. In Italia invece abbiamo preferito consegnare il destino dello sviluppo infrastrutturale al mercato e, nel caso specifico, ad operatori stranieri. Così oggi lo Stato italiano si ritrova in posizione subordinata rispetto alla volontà o meno da parte dell’incumbent “straniero” a investire risorse nel miglioramento della rete.

Per queste ragioni quello che ha intrapreso il governo italiano è un passo importante, ma è solo l’inizio di un percorso lungo che già si preannuncia pieno di ostacoli.

 

8 marzo 2016

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Raffaele Tiscar

Vice Segretario Generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri