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Frau Merkel è nuda, ma Renzi deve indossare i giusti vestiti. - Energia Media
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Frau Merkel è nuda, ma Renzi deve indossare i giusti vestiti.

Frau Merkel è nuda, ma Renzi deve indossare i giusti vestiti.

Molto bene Renzi nell’ultimo Consiglio Europeo sulla doppiezza tedesca verso gli interessi del Continente, sulla disonestà intellettuale nell’attuazione delle Direttive, nello strapotere opaco gestito attraverso i funzionari di Bruxelles (questo almeno si dice che Renzi avrebbe rimproverato alla Merkel).

Era ben evidente l’antieuropeismo già del primo North Stream (figurarsi il suo raddoppio!), gasdotto posato nel Baltico per creare un rapporto privilegiato Russia-Germania. Fu chiaro subito, e la nomina dell’ex premier Schroeder alla sua presidenza fu solo la ciliegina (a proposito di conflitto di interessi! Prodi, almeno, rifiutò la presidenza del South Stream, offertagli da Putin).

Alleanza strategica ma anche strumento in mano alla Russia per evitare l’integrazione delle Repubbliche baltiche e della Polonia nell’Europa dell’energia, rallentare la magliatura delle reti e l’arrivo del solo gas davvero “libero”, quello trasportato via nave (GNL). Poi per restare il loro unico fornitore possibile; loro e dell’intera Europa.

Doppiezza energetica tedesca che si vide fin dall’attuazione della prima Direttiva sull’apertura del mercato, quella che da noi fu applicata con il decreto Bersani. Praticamente tutta l’Europa scelse l’accesso “regolato” alle reti, libero a tutti in base a tariffe cost reflective e trasparenti. La Germania scelse l’accesso “negoziato”, cioè si poteva portare il proprio gas solo se il proprietario del gasdotto fosse stato d’accordo, e ai prezzi, riservati, decisi da lui.

La Germania aprì il mercato interno, quello tra i Lander, ma eresse una barriera invalicabile – formalmente corretta, per carità – alla concorrenza internazionale, cioè al mercato europeo. Obiettivo rafforzare i campioni nazionali dentro ai confini, grazie alla concorrenza, per lanciarli poi in scorribande negli altri Paesi. Quelli che con onestà intellettuale avevano scelto la libertà di mercato aprendo l’accesso ai gasdotti.

Io mi occupo di energia, ma da quello che leggo sui giornali sembra proprio che questi comportamenti siano un vizietto degli amici tedeschi, pensando ad es. alle banche e all’industria automobilistica, o all’uso del carbone, in tema di tutela ambientale. Il recente caso delle emissioni mascherate della Volkswagen sono la prova provata del senso di impunità che ha pervaso lo “spirito tedesco” negli ultimi anni.

Finalmente Renzi, un leader europeo che si permette di dire “il re è nudo!”.

Dopodiché, almeno tra noi, dobbiamo però dirci alcune verità. All’Italia del 2005 il North Stream faceva tanto comodo, anzi, era un bell’esempio da imitare, alla faccia dell’indipendenza energetica europea. Infatti giustificava il South Stream, frutto dell’alleanza strategica sull’energia disegnata da Putin con Berlusconi e Prodi, santificata negli incontri di Tremonti a Mosca di fine gennaio 2006, quasi 10 anni fa, e poi firmata a novembre di quell’anno, regnante Prodi.

E questo gasdotto era il progetto energetico più anti italiano (oltre che anti europeo) che si potesse immaginare. Infatti il suo gas, 60 miliardi di metri cubi, equivalenti più o meno a quello che l’Italia importa all’anno, avrebbe attraversato il Mar Nero e la Bulgaria, risalito i Balcani fino all’Austria, a Baumgarten, cioè a Nord del nostro Paese, per poi da lì scendere nei nostri gasdotti.

L’interesse millenario dell’Italia è invece essere lei la protagonista degli scambi commerciali verso il nord, verso l’Europa, dal sud mediterraneo. Anche nel gas, con i gasdotti dall’Algeria e dalla Libia che attraversano tutta l’Italia fino alle Alpi. E i rigassificatori che, guarda caso, non sono stati fatti. L’Italia hub del gas – centro di ingresso, smistamento e riesportazione – è essenziale per la sicurezza europea oltre che per la nostra (e anche i prezzi sarebbero i più bassi).

Gas russo quindi a nord di Austria e Italia ma a sud dell’Ucraina, che così sarebbe stata tagliata completamente fuori dal mercato. Mosca avrebbe a quel punto potuto smettere di rifornire l’Ucraina senza fermare le esportazioni verso sud, perché rimpiazzate dal South Stream proprio a Boumgarten, dove arrivano anche i gasdotti ucraini. Un potente strumento per tenere quel Paese nella propria sfera di influenza.

Questo l’obiettivo esplicito, condiviso, evidentemente, dal Governo italiano, azionista di controllo dell’Eni (e principale percettore singolo dei suoi dividendi: questo non va mai dimenticato per capire il comportamento di Roma). Da qui l’opposizione della Commissione Europea e la forte contrarietà degli Stati Uniti, tra l’altro sconcertati per l’incomprensibile comportamento italiano.

La possibile bretella del gasdotto attraverso l’Adriatico non è mai stato un vero progetto ma solo una slide fatta vedere ai giornalisti nella conferenza stampa del 23 giugno 2007, officiante Bersani, di presentazione dell’ iniziativa “paritetica” Eni-Gazprom, rafforzata da un nuovo successivo accordo firmato il 15 maggio 2009 alla presenza di Berlusconi e Putin.

Se Dio vuole, alla fine l’Europa ha bocciato il South Stream, con sollievo, va detto, di tutti i partecipanti non russi perché il crollo dei consumi europei di gas non giustificava più l’iniziativa e i suoi costi, lievitati a 25 miliardi di euro. Soprattutto, la Russia ha gettato la maschera con l’intervento in Ucraina e l’annessione della Crimea.

Intanto avanzava il progetto molto più ragionevole TAP (10 miliardi di metri cubi), per portare gas rigorosamente non russo in Italia dalla Grecia, questo sì un contributo alla sicurezza energetica di Italia e Europa.

Nel Semestre Italiano di fine 2014, la Commissione ha reagito al comportamento della Russia, impostando e varando poco dopo la strategia della Energy Union, che pone al primo posto la sicurezza energetica, ed esplicitamente l’obiettivo della riduzione dalla dipendenza dal gas russo. A questo scopo, l’Energy Union ritiene inoltre indispensabile che l’Italia assuma il ruolo di hub del gas naturale del sud d’Europa, puntando sui corridoi da sud e sul GNL.

Nel confronto assai energetico con la Germania, Renzi, che non ha alcuna continuità personale con quanto decisero Berlusconi e Prodi, deve rivendicare con forza la coerenza con la Energy Union, non la bocciatura europea del South Stream. Per mettere a nudo Frau Merkel è meglio essere ben vestiti.

Che poi il modo migliore per contrastare il North Stream è semplicemente fare dell’Italia l’hub del gas naturale del Mediterraneo. Aprire i gasdotti (perché quelli dall’Algeria e dalla Libia sono ancora dell’Eni e non della Snam che li renderebbe a libero accesso?) e prepararsi a ricevere il metano liquido, il cui mercato è alla vigilia di un boom mondiale, incrementandone l’utilizzo, molto più ecologico ed economico dei prodotti raffinati.

Le battaglie giuste devono essere motivate con i giusti motivi e obiettivi. Se poi vogliamo sicurezza e indipendenza energetica e contemporaneamente essere i mejo amici della Russia, cioè tenere i piedi in tutte le scarpe, come fanno i tedeschi moderni, allora prepariamoci a perdere tutto. In questi casi è sempre stato così nella storia d’Italia. Possiamo scimmiottarla, ma non siamo la Germania.

Gli imprenditori italiani che fanno affari con la Russia, così come tutti gli altri che sanno lavorare solo con dittature e finte democrazie, devono sapere che si assumono un “rischio sistemico” e non rompano le scatole se poi soffrono l’imposizione di sanzioni economiche o subiscono attentati e danni da guerre civili. Imparino a lavorare solo nei mercati a democrazia economica, aperti e concorrenziali (anche in Italia?).

Auguri a tutti.

 

21 dicembre 2015

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Diego Gavagnin

Consulente free lance per attività di comunicazione e sviluppo di progetti energetici. Dal 2013 tiene la rubrica di commento “Oltreilconfine”