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Kiev: quel sangue è anche nostro - Energia Media
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Kiev: quel sangue è anche nostro

Kiev: quel sangue è anche nostro

Con il cambio di governo in Ucraina cambia anche la geopolitica del gas in Europa. Torna in discussione l’alleanza strategica sull’energia tra Italia e Russia. L’incontro Kudrin – Tremonti

Tutto è bene quel che finisce bene. Anche se sono sempre possibili colpi di coda, passi indietro. Staremo a vedere, ma certamente la forza e la capacità di sacrificio messe in campo dal popolo ucraino contro il ritorno alla dittatura di Yanukovich merita di essere accostato al nostro stesso Risorgimento ottocentesco.

La libertà politica e l’autonomia nazionale dell’Ucraina, che in primo luogo significano indipendenza dalla Russia per gli approvvigionamenti energetici e la gestione dei gasdotti che la attraversano (dalla Siberia verso l’Europa in direzione Italia), può modificare parecchio la geopolitica energetica euro-mediterranea.

Indipendenza dalla Russia non vuole dire che gli scambi commerciali non proseguiranno, però dovranno basarsi su prezzi di mercato e con trasparenti regole di trasporto e distribuzione del gas. Anzi, l’Europa dovrebbe affrettarsi fin dai prossimi giorni e ore a intavolare una trattativa per l’associazione urgente dell’Ucraina alla regolazione dei costruendi mercati unici europei dell’Energia.

Mosca dovrà piegarsi all’apertura dei mercati dell’Est Europa e rassegnarsi alla libertà di mercato e alla concorrenza. Che poi è una opportunità: prima la Russia accetta la nuova realtà e prima potrà/dovrà impegnarsi nel risanamento e ristrutturazione della propria economia, oggi drammaticamente dipendente dai ricavi delle sole fonti energetiche petrolio e gas.

Se tutto va bene e il popolo ucraino confermerà nelle urne il desiderio di libertà espressa con il sangue in questi giorni, la scelta per la “democrazia energetica” nei mercati europei avrà fatto un passo avanti forse definitivo. Una scelta che l’Italia di Berlusconi e Tremonti scientemente scelse di non fare, con l’appoggio – a seguire – di Prodi e Bersani.

La vittoria della libertà a Kiev è costata più di 80 morti uccisi in piazza dai poliziotti filo russi: questo sangue è anche nostro. Sì, nostro, perché l’Italia era l’unico Paese in grado di affrancare Kiev dalla dipendenza energetica dal gas russo, aprendo la strada del gas da sud (Algeria, Libia, Nigeria, metano liquido di ogni provenienza) verso nord (Val Padana, Austria, Repubblica Slovacca, Ucraina).

L’Italia, con la finanziaria 2006, decise di potenziare, scorporare e rendere indipendenti i gasdotti dell’Eni entro i due anni successivi, per fare dell’Italia l’hub (centro di afflusso e smistamento) del gas del centro-sud Europa. La Russia mise il veto su questa libera scelta del Parlamento italiano: il ministro russo dell’economia e delle finanze Alexei Kudrin incontrò l’omologo italiano Tremonti, azionista di controllo di Eni e di Snam, e lo “convinse” a fare marcia indietro.

Altri provvedimenti di legge rinviarono sine die l’effettiva apertura del mercato italiano del gas e l’Ucraina perse la possibilità di avere fornitori alternativi ai russi. Fu definito così un accordo energetico tra Federazione russa e Italia che regge ancora.

Quell’accordo strategico, che prevedeva il rafforzamento e allungamento nel tempo dei contratti take or pay (paghi anche se non ritiri),  è ancora in vigore. Anzi, le importazioni energetiche italiane e in particolare di gas dalla Russia attraverso l’Ucraina sono proporzionalmente in continuo aumento, così come la nostra dipendenza.

È il prezzo del gas russo inoltre a determinare il prezzo di tutto l’altro gas che arriva in Italia. Dal 2013 il nostro Paese ha anche scelto di rinunciare alle importazioni di metano liquido algerino (l’impianto di ricezione di Panigaglia a La Spezia è praticamente fermo), a tutto favore dell’import dal gasdotto siberiano, con ulteriore dipendenza anche fisica, dalla Russia.

La rivolta del popolo ucraino per la libertà e l’indipendenza dalla Russia, e la felice coincidenza dell’arrivo in Italia di un Governo affatto compromesso con le scelte del passato, dovrebbe permettere adesso una profonda revisione delle nostre strategie energetiche; e di affidarsi definitivamente alla libertà  di mercato e pluralità delle provenienze piuttosto che alla falsa sicurezza – peraltro costosissima – degli accordi strategici decisi da Berlusconi e Putin.

Negli scorsi anni avremmo potuto aiutare noi l’Ucraina a liberarsi dal giogo russo; sarà invece il sacrificio dei manifestanti di Kiev a creare nuove opportunità di sviluppo per l’Italia e a far scendere i prezzi dell’energia!

 

Ps. Perché non vengono resi pubblici gli appunti dell’incontro Kudrin – Tremonti del 31 gennaio 2006?

24 febbraio 2014

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Diego Gavagnin

Consulente free lance per attività di comunicazione e sviluppo di progetti energetici. Dal 2013 tiene la rubrica di commento “Oltreilconfine”