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L’Italia rinunci al South Stream - Energia Media
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L’Italia rinunci al South Stream

L’Italia rinunci al South Stream

Dobbiamo renderci indipendenti dal gas russo.  Accelerare l’inversione di flusso dei gasdotti, liberalizzare l’export USA di metano e petrolio. La libertà di mercato è l’arma più forte a difesa della democrazia.

Incredibile. Nelle stesse ore in cui l’Europa e gli Usa condannano la Russia e decidono sanzioni per l’occupazione militare della Crimea e il riconoscimento da parte di Putin del referendum, preludio dell’annessione, la solita Italia con l’altra mano fa affari e incassa soldi da Gazprom, la principale società statale di Mosca.

Una coincidenza di tempi che è uno schiaffo a Renzi e ai suoi tentativi di rilanciare un coerente ruolo politico per l’Italia nell’Unione Europea, un chiaro messaggio di chi non si vuole rassegnare. Il Ministero dell’Economia azionista di controllo è stato avvertito dell’accordo di Saipem con i russi? E se si, chi ha autorizzato la firma e non ha ritenuto, almeno, di rinviarla?

Benissimo l’autodeterminazione dei popoli, siano altoatesini o palestinesi o abitanti della Crimea, storicamente a prevalenza russa. Ma non in questo modo. Non con cannoni, fucili e pistole puntate. Ricordo le paure della guerra fredda, del rischio atomico. Tutto mi sarei aspettato a 25 anni dall’abbattimento del Muro di Berlino che di ripiombare in quel clima.

Crimea come Danzica? Altro dubbio angosciante di quegli anni, l’arrendevolezza delle democrazie di fronte alle dittature. Sentire la Merkel dire che Putin ha perso il “contatto con la realtà” fa impressione perché sappiamo che è questa la malattia dei dittatori.

Come contenere il revanscismo russo, come fare in modo che la sua stessa opinione pubblica e quella dei paesi ex Patto di Varsavia riescano a contenerlo e impongano il ritorno ad una vera democrazia? Cosa può fare l’Italia dopo tanti anni di complicità con l’espansionismo di Putin, basato sull’accettazione del “ricatto energetico”?

Ricatto tra virgolette, perché per l’Italia si è trattato di una precisa scelta. Revisione dei contratti di approvvigionamento del gas per allungarli il più possibile, agganciati ai prezzi più alti del petrolio. Bingo per il Tesoro italiano e i fondi internazionali, ma non per gli italiani: altissimi dividendi grazie al blocco degli investimenti in rigassificatori e altri gasdotti necessari per la nostra sicurezza e indipendenza energetica

Ricordo ancora l’entusiasmo al Ministero di Via Veneto, il 23 giugno 2007, alla firma dell’impegno italiano per il progetto South Stream, gasdotto da 16 miliardi di metri cubi di gas russo pensato ed esplicitamente qualificato come progetto “anti ucraino”, perché accuratamente ne evitava il territorio.

Recitava quel giorno il comunicato stampa: “Uno studio preliminare di Saipem indica che i costi [del South Stream ndr] sono confrontabili con quelli di un’intera filiera GNL (liquefattori, navi e rigassificatori)”. Esattamente il contrario di quello che già si sapeva sarebbe servito all’Italia per partecipare al libero mercato mondiale del gas via nave e farsi piattaforma per rifornire di gas l’Europa anche da Sud.

Ok, questo il passato. Nostro dovere adesso è voltare pagina e tornare in Occidente: denunciare il South Stream, rinunciare all’accordo e restituire le mance incassate da Saipem.

Vista la nostra reputazione dobbiamo dimostrare che facciamo sul serio e prepararci per far fronte alle interruzioni dei rifornimenti russi. In ogni caso il modo più sicuro per non avere interruzioni è mettersi in condizione di non temerle. Si può fare.

Azioni urgenti: completare entro  quest’anno l’inversione dei flussi dei gasdotti da Sud verso Nord prevista per il 2016; aprire un tavolo governativo con l’Algeria, per essere pronti a massimizzare i flussi; adeguare gli approdi del rigassificatore di Panigaglia, per poterlo riattivare; autorizzare l’entrata in funzione del rigassificatore di Livorno e dei nuovi stoccaggi; promuovere l’installazione di depositi e distributori di GNL (gas naturale liquefatto); installare i contatori “intelligenti” del gas, per coinvolgere le famiglie nella riduzione dei consumi, quando servisse.

Chiamare subito anche gli Stati Uniti alle loro responsabilità (Renzi vedrà Obama il 24 all’Aia e poi il 27 a Roma) per chiudere al più tardi nel semestre italiano di Presidenza della UE l’accordo di libero scambio tra Europa e USA, con al centro la massima libertà di import/export di gas naturale, shale o tradizionale (ma anche di petrolio).

La solidarietà atlantica coincide proprio con quello che la Russia teme di più e che può farla tornare sui suoi passi prima che sia troppo tardi, ben più forte e penetrante della minaccia militare: la libertà di mercato.

 

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Diego Gavagnin

Consulente free lance per attività di comunicazione e sviluppo di progetti energetici. Dal 2013 tiene la rubrica di commento “Oltreilconfine”