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Un PEN a 5 Stelle? Qualche chiosa. - Energia Media
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Un PEN a 5 Stelle? Qualche chiosa.

Un PEN a 5 Stelle? Qualche chiosa.

Certo lì per lì lascia perplessi leggere nel Piano nazionale proposto dal Movimento 5 Stelle che l’energia va considerata una variabile indipendente da demografia e situazione economica del Paese. Però, a pensarci meglio, ci sovviene che mai i grandi cambiamenti sono stati decisi o previsti dalle statistiche o “a tavolino”.

Anzi, da sempre le vie dell’energia – e non solo – sono lastricate di previsioni sbagliate! Basti ricordare di quando in pochi credevano nelle locomotive e poi nell’automobile e di come nessuno abbia previsto l’esplosione della recentissima nuova produzione di gas e petrolio degli Stati Uniti, per restare in materia.

Lavorare sulle previsioni statistiche dà sicurezza, ma è una attività per sua natura conservativa, studia le continuità, non vede i salti tecnologici o i cambiamenti di umore delle popolazioni. Non vede l’irrompere di nuove forze e volontà politiche (ma neanche il loro successo o fallimento).

Soprattutto la statistica sociologica non appare ancora in grado di dire quanto sia profonda la sensibilità ambientale e quanto si sia disposti a sacrificare per la tutela dell’ecosistema. Anche se questo portasse a comportamenti antieconomici, e perciò dai più giudicati irrazionali.

Il piano energetico presentato dai 5 Stelle qualche giorno fa compie una scelta precisa: smettere di usare i combustibili fossili in intervalli di tempo che tengano conto del costo di sostituzione sia tra le fonti fossili stesse, per un primo periodo, sia tra le fonti fossili e il “tutto rinnovabile” alla fine del percorso. Poi anche l’efficienza ha un prezzo, almeno iniziale.

Ovviamente il problema principale è nel rapporto costo/beneficio, ma è altrettanto chiaro che il valore del beneficio dipende dalla percezione dei cittadini come singoli e come società.

Ebbene, l’esperienza ci dice che questo valore è molto alto, altissimo, se guardiamo all’indifferenza pubblica verso l’eccezionale spreco di soldi degli incentivi alle rinnovabili (e non solo) degli scorsi anni.
E non mi riferisco tanto all’importo assoluto, i famosi 13 e più miliardi all’anno, quanto al fatto che con gli stessi soldi si sarebbe potuto avere un 30-40% di energia rinnovabile in più, se solo si fosse legato l’incentivo all’innovazione tecnologica (e le statistiche lo dicevano!).

Se la “gente” non protesta, come ci si dovrebbe aspettare, un motivo ci sarà. Probabilmente l’aspirazione ambientale arriva a sopportare anche grossi sprechi. Nel caso specifico il Piano M5S ammette che ci saranno dei costi aggiuntivi e si industria per limitarli, ma il premio alla fine del percorso sarà incommensurabile.

Da notare che per ridurre questi costi si prende atto dell’indispensabilità del gas naturale, compresso o liquido (GNL), per parecchio tempo, pur essendo una fonte fossile.

Allora: eliminazione del carbone nella produzione elettrica entro il 2020. Volendo si può fare, usando il gas naturale nel continente e il GNL in Sardegna. Se c’è la volontà tre anni bastano.

Ad aiutare la volontà è poi prevista una seria carbon tax, che da sola definirà le convenienze relative tra i vari combustibili. E che si debba arrivare a questo – a livello nazionale e mondiale – è implicito negli esiti del Summit COP21 di Parigi e negli accordi sottoscritti in sua attuazione all’ONU qualche giorno fa.

Carbon tax (o implementazione del trading delle emissioni, purché il risultato sia lo stesso) che anzi, dovrebbe essere rafforzata con le proposte Fanelli-Ortis per il calcolo del contenuto di carbonio dei prodotti importati. Quindi il Piano a 5 Stelle di fatto mette delle date a processi già attesi.

Eliminazione del petrolio al 2040, sostituito nei trasporti pesanti dal gas naturale fino al 2050 (curiosità, incluse le ferrovie non elettrificate). E come potrei non essere d’accordo, visto che da tempo sostengo che già da adesso non c’è più posto per petrolio e metano assieme!? E che dopo il 2050, come tutte le evidenze dicono, ci sarà posto solo per l’elettrico? Caldo, freddo, cucina, energia meccanica, etc.?

Qui però ho un dubbio perché non sono sicuro che le rinnovabili basteranno: non per l’energia ma per la potenza. Comunque vedremo, io non escludo l’arrivo di nuove filiere di fusione, fissione nucleare e il vettore idrogeno; da qui al 2050 ci sono 34 anni in cui qualche cosa accadrà (anche se poi non scordo che sono almeno 60 anni che aspettiamo nuove tecnologie per gestire in economia i rifiuti radioattivi).

In questo contesto mi fa piacere rimarcare che viene lasciato un grande ruolo al GNL nei trasporti terrestri, marittimi, ferroviari e agricoli (si può, si può), tutte attività che promuovo attivamente dal 2012 (ma laicamente, cioè finché non arriverà di meglio).*

Il tutto completato da un grande sforzo di efficienza energetica e dallo sfruttamento di ogni fonte rinnovabile possibile (sottovalutato il ruolo dell’eolico offshore); dagli attuali 120 MTEP di consumo energetico nazionale si passerebbe ai circa 60 MTEP del dopo 2050 coperti solo da elettricità rinnovabile, bioenergie e geotermia.

Difficile e irrealistico? Ma santo cielo, almeno un obiettivo vero! E il passaggio da irreale a reale dipende solo dalla volontà delle persone. Se si ha la capacità di coinvolgerle tutto può accadere. Si chiama politica, la statistica è altra cosa.

*Curioso notare che i 5 Stelle hanno sindaci e giunte nelle principali città italiane dove il GNL può risolvere molti problemi, rilanciare l’economia locale e abbattere l’inquinamento atmosferico e marittimo: Augusta, Porto Torres, Gela, Livorno.

 

27 aprile 2016

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Diego Gavagnin

Consulente free lance per attività di comunicazione e sviluppo di progetti energetici. Dal 2013 tiene la rubrica di commento “Oltreilconfine”