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Parlare di Smart City, parlare di città - Energia Media
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Parlare di Smart City, parlare di città

Parlare di Smart City, parlare di città

“Smart city” è diventata un’espressione entrata nell’uso comune che, tuttavia, avrebbe bisogno di essere riconsiderata, rivista nei suoi significati, anche profondi. Una parola che da sola non funziona più. Non negando l’importanza rivestita al momento della sua introduzione nel lessico, attualmente ha perso parte della sua forza e del suo significato. Il soggetto principale, allora, non può che essere la città stessa. Ecco perché tra le parole “smart” e “city” è fondamentale porre l’accento sulla seconda. Perché è la seconda il vero oggetto della sfida del futuro.
Il soggetto principale, allora, non può che essere la città stessa. Ecco perché tra le parole “Smart” e “City” è fondamentale porre l’accento sulla seconda. Perché è la seconda il vero oggetto della sfida del futuro.
Se fino a qualche tempo fa, poi, lo sviluppo tecnologico era considerato come la principale, se non l’unica, componente della “città intelligente”, oggi le vere Smart City sono il risultato dell’unione, della combinazione creativa, della interazione feconda di diversi elementi quali le persone, l’ambiente, gli stili di vita e le forme di socialità, l’economia, la mobilità, l’energia.
Infatti benché la Smart city non potrà mai sottrarsi a una dimensione di innovazione tecnologica, fondamentale per un suo sviluppo, essa dovrà utilizzare la tecnologia come fattore abilitante per tutti gli altri elementi. In maniera da renderli vivi e operanti.
La città è stata, sin da subito, un potente motore nello sviluppo delle civiltà. Circa 8 mila di anni fa, degli individui hanno fondato Uruk, in Mesopotamia, convinti nel voler dare vita a un luogo dove poter cooperare, vivere più sicuri, poter realizzare i propri progetti ed esprimere le proprie attitudini.
A questa potente invenzione – che noi chiamiamo città – con il passare dei millenni, si sono aggiunti degli aggettivi che ne hanno descritto, via via le peculiarità e i caratteri salienti. Ma sempre di città si tratta.
Inoltre, l’idea che le città dovessero essere “intelligenti” non è un’invenzione degli ultimi anni. Basta pensare a un affresco del 1339 “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo sulla città e sul contado” di Ambrogio Lorenzetti” dipinto nella sala dei Nove del palazzo Pubblico di Siena.
Si tratta, in quel caso, di una smart city ante litteram, un luogo, una città bella, curata, manutenuta, che tiene insieme il sistema decisionale ma non dimentica l’ultimo dei lavoratori, anzi lo agevola, che guarda alla dimensione urbana ma non perde quella produttiva, insieme a quella naturale. Uno spazio che unisce tutti gli elementi. Un modello di città intelligente, sostenibile, resiliente.
Lo dice Steven Johnson nel libro “Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell’innovazione”, in cui uno dei più importanti scienziati divulgatori americani prende come modello la città medievale italiana considerandola – insieme al web o alla barriera corallina – uno straordinario esempio di ecosistema forte, mirabile modello di innovazione e di creatività. Come ricorda lo studioso americano, la città nasce per essere un ambiente di condivisione, di cooperazione, di integrazione tra i componenti e di bellezza.

25 ottobre 2015

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Maurizio Carta

Professore ordinario di Urbanistica e Pianificazione territoriale, Università degli Studi di Palermo