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Smart land: oltre la Smart city - Energia Media
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Smart land: oltre la Smart city

Smart land: oltre la Smart city

Il tema della sostenibilità del territorio in rapporto all’ottimizzazione delle aree agricole è sempre più sentito a tutte le latitudini; e cresce l’interesse per meglio comprendere come intervenire sulle proprie “risorse Paese” secondo una nuova cultura.
Sono diverse oggi le domande da porre all’attenzione con una visione strategica: come alimenteremo un pianeta con consumi che crescono dagli anni ‘90 in percentuali ben superiori all’offerta? Come produrre di più in modo sostenibile mantenendo alta la fertilità dei terreni e tutelando al tempo stesso l’ambiente e le risorse?
In generale il problema oggi non è più l’eccedenza di produzione (ricordiamo la “quote latte”?); gran parte delle attuali politiche agricole è figlia di una cultura dell’abbondanza oggi obsoleta. L’Europa di contraltare non si può più permettere di mantenere come ora il 5% di terra non coltivata, di agricoltura “utile” a riposo; serve che torni a investire in produttività, tornando protagonista di un settore nuovamente centrale.
È fondamentale ripensare ai modelli di sviluppo del settore che possono oggi godere del supporto “illuminato” di nuove tecnologie, di ricerca e innovazione; anche per una lotta allo spreco che non è un problema solo etico ma economico.
Contemporaneamente l’ “Africa e [il] Vicino Oriente presentano situazioni estremamente critiche che necessariamente vanno a incidere e a relazionarsi con il nostro Paese – ha dichiarato Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, durante un recente convegno in Expo. Ci confrontiamo oggi con ondate di disintegrazione istituzionale che ha radici socio-demografiche nonché politico-ambientali che portano ad annullare le realtà statuali, gli Stati. Ci sono territori in decomposizione, come nell’Africa del Nord, che tanto soffrono di siccità da aver messo in ginocchio masse rurali oggi spinte necessariamente verso le città, riaccendendo conflitti che sembravano spenti. Negli Stati islamici tra il Tigri e l’Eufrate si combatteranno sempre più battaglie per il controllo dell’acqua, per il controllo delle dighe (come quella di Mossul, in Iraq, sul fiume Tigri).”
Acqua e terre fertili che regrediscono e che incidono sulla vivibilità di molti territori. Un problema che dovrebbe far riflettere gli europei su come sia possibile affrontare situazioni di emergenza, ma pure valorizzare possibilità che si aprono grazie all’introduzione di nuove tecniche agricole per ottimizzare al massimo e in modo sostenibile le risorse esistenti.
Il settore agricolo diventa problema di sicurezza nazionale per molti Paesi africani per esempio; ma al tempo stesso propone grande opportunità grazie a un contesto come quello asiatico – per citare il caso più eclatante – dove la popolazione negli ultimi anni ha cambiato in meglio le proprie diete alimentari grazie all’aumento del reddito pro capite.
Uno squilibrio nei mercati frutto da una parte di siccità e crisi (Africa) e dall’altro da un conquistato benessere (Cina e India).
Il positivo cambio di dieta porta a maggior richiesta di carne e latte; in Cina dal consumo di 20 kg di carne pro capite degli anni ’50 siamo passati agli odierni 50 kg (in Europa siamo a 90, negli USA a 100 kg).
Si moltiplicano i consumi di mais e cereali, la terra, le risorse naturali ritrovano centralità e forza anche per i mercati finanziari; e tranne l’Africa, abbiamo un mondo totalmente coltivato. Si va verso una corsa alla terra, all’accaparramento di terra; negli ultimi anni almeno 80 milioni di ettari hanno cambiato proprietà a favore di fondi sovrani cinesi e arabi. Al tempo stesso si stima che almeno 300 milioni di cinesi oggi residenti nelle aree rurali si sposterà in città.
È d’obbligo quindi porsi da qui in poi le domande giuste. Tenendo conto che non sarà più un problema di redistribuzione ma di scarsità delle risorse; e che i conflitti, le guerre, sempre più saranno originate da questo problema (mancanza di acqua, farina, ecc.). Servirà sostenere produzioni contro la desertificazione con politiche di cooperazione; favorendo – secondo le indicazioni della FAO – la piccola agricoltura di proprietà familiare, di valore in Italia come in Africa. Che dovrà avere accesso alle nuove tecnologie per conservare e valorizzare le risorse, la terra; e che dovrà naturalmente avere un accesso sempre più intelligente e facilitato al credito.
L’Italia ha grande esperienza in merito a modelli efficienti di cooperazione in grado di agire su catene del valore anche complesse. La cooperazione ha in Italia uno strumento (anche finanziario) efficace nella legge 125 del 2014 che consente a soci italiani di costituire società miste per accedere a micro-finanza e credito cooperativo.
Il Governo Renzi ha cambiato il nome del Ministero degli Esteri in “Affari Esteri e Cooperazione”. Inoltre si sta costituendo un comitato interministeriale per discutere di macro temi come quelli legati allo sviluppo agricolo nazionale e internazionale. Un approccio che può favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane anche in quest’ambito. Un progetto che avrà come braccio operativo la Cassa Depositi e Prestiti, che metterà in circolo liquidità per un riallineamento verso progetti di cooperazione concreti. Nel 2017 arriverà in Italia il G7, potrà servire come primo momento di verifica in termini di cooperazione.

 

20 settembre 2015

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Emanuele Martinelli

CEO e fondatore di Energia Media